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Balletti di Nervi 2026, scontro totale tra Regione e Comune. Tursi, prima di confermare il festival, chiede coperture vere, compresa quella dei buchi del bilancio ricevuti in eredità

Nuovo scontro tra Comune e Regione sul futuro del Festival Internazionale di Nervi. Da una parte l’appello di piazza De Ferrari e del Municipio Levante a non fermare la manifestazione, dall’altra il richiamo del Comune ai numeri del bilancio, al disavanzo dell’ultima edizione organizzata dal centrodestra e a promesse economiche sia dell’allora vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi e del presidente della Regione Marco Bucci mai trasformate in coperture effettive

Si allarga il nuovo fronte di scontro tra Regione Liguria e Comune di Genova, stavolta attorno al futuro dei Balletti di Nervi e, più in generale, alla tenuta economica del Teatro Carlo Felice. Il confronto nasce da una presa di posizione molto netta della vicepresidente della Regione Simona Ferro, secondo cui la città, le scuole di danza, le famiglie e le realtà del territorio chiederebbero con forza che il Festival venga organizzato anche nel 2026, mentre il Comune starebbe mostrando un atteggiamento opposto. «La città vuole il Festival» ha dichiarato Simona Ferro, aggiungendo che «le realtà del territorio, le scuole di danza e tantissimi cittadini e famiglie chiedono a gran voce che l’edizione 2026 venga organizzata, eppure il Comune sembra non voler ascoltare». La vicepresidente ha poi rivendicato la disponibilità economica della Regione, sostenendo però che da Palazzo Tursi la stessa volontà non si vedrebbe. «Regione Liguria ha già dato la propria disponibilità a contribuire economicamente, ma a Tursi evidentemente la stessa volontà non c’è» ha affermato, spiegando di comprendere le difficoltà legate alla necessità di garantire una copertura finanziaria completa ma giudicando inaccettabile l’idea di rinunciare all’evento senza tentare fino in fondo di trovare le risorse necessarie.

Nella stessa direzione si è mosso anche il presidente del Municipio Levante Federico Bogliolo, che ha espresso preoccupazione per i dubbi emersi sull’organizzazione della prossima edizione del Festival Internazionale di Nervi. «Apprendo con dispiacere i dubbi del Comune legati all’organizzazione della prossima edizione del Festival Internazionale di Nervi» ha detto Federico Bogliolo, manifestando solidarietà alle scuole di danza che ogni anno partecipano alla manifestazione e ricordando che Genova deve continuare a essere un punto di riferimento internazionale, con Nervi al centro di eventi di questo livello. Il presidente del Municipio ha anche assicurato il proprio impegno a cercare un punto di incontro tra istituzioni e soggetti coinvolti, sollecitando però il Comune a chiarire quali siano le sue intenzioni e quali azioni concrete intenda mettere in campo per garantire continuità al Festival. «Non possiamo permettere che venga disperso il lavoro di rilancio avviato da anni: il Festival rappresenta un valore culturale, economico e identitario per Genova e per i suoi cittadini» ha concluso.

Ma è nella risposta del Comune che il piano della discussione cambia completamente, perché il tema smette di essere soltanto la difesa, in astratto, di un grande evento culturale e si sposta sui numeri, sui tempi, sugli atti e sulle risorse realmente disponibili. L’assessore alla Cultura Giacomo Montanari parte da un chiarimento politico preciso: «Per parte del Comune, nessuno ha mai messo in discussione l’importanza culturale della manifestazione». Anzi, spiega che l’intenzione dell’amministrazione è anche quella di raccogliere le legittime istanze arrivate dagli eredi di Mario Porcile per riportare il Festival alla sua dimensione identitaria, vale a dire una cadenza biennale che permetterebbe un accesso più ampio alle compagnie internazionali, difficilmente in grado di programmare ogni anno la loro presenza solo in funzione di Nervi. Per Giacomo Montanari, dunque, il valore dei Balletti di Nervi non è in discussione. Quello che viene contestato è il modo in cui il tema viene sollevato da chi conosce perfettamente la situazione economico-finanziaria della Fondazione Carlo Felice.

Ed è qui che la replica di Palazzo Tursi si fa molto più pesante. «Resta però un pochino sorprendente come possa avvenire un pressing di questo tipo da parte di un ente partecipante all’Assemblea dei Soci e quindi conosce perfettamente quali sono le situazioni economico-finanziarie della Fondazione» osserva Giacomo Montanari, entrando nel merito dei conti. L’assessore ricorda infatti che lo sbilancio dell’ultima edizione del Festival di Nervi è stato di 800 mila euro e aggiunge che la Regione conosce perfettamente anche le ragioni di quello squilibrio. «Sa perfettamente che lo sbilancio dell’ultima edizione del Festival di Nervi è stato di 800 mila euro, ha conosciuto nell’ultimo consiglio di indirizzo e nell’ultima Assemblea dei Soci le ragioni di questo sbilanciamento, cioè la mancata determina dirigenziale per l’importo di un milione segnalata a gennaio 2025 e mai pervenuta nelle casse della Fondazione Carlo Felice» dice Montanari, indicando così un punto molto preciso: la fragilità attuale non nasce da una scelta dell’amministrazione guidata da Silvia Salis, ma da un buco rimasto aperto nella fase precedente, quando presidente della Fondazione era Pietro Piciocchi, oggi capogruppo di Vince Genova in consiglio comunale.

Dentro questo quadro, il Comune rivendica di essersi già mosso. Giacomo Montanari spiega che nel 2025 il contributo straordinario del Comune è stato di 300 mila euro e che l’amministrazione si è impegnata a coprire anche l’ulteriore disavanzo entro la chiusura del bilancio. Il punto, sottolinea, è che mentre Palazzo Tursi ha già messo sul tavolo risorse concrete e si è assunto un onere per risanare una situazione preesistente, sul fronte regionale non si sarebbe ancora visto un intervento economico-finanziario capace di alleggerire davvero la condizione del Carlo Felice. Per questo l’assessore affonda: «Sorprende quindi che mentre si cerca di sanare una situazione con l’impegno di tutti, a partire dal sovrintendente Michele Galli, si chieda alla Fondazione e non soltanto alla Fondazione ma al Comune di Genova che ha un ruolo di socio partecipante, così come a Regione Liguria, di impegnarsi senza adeguate coperture economico-finanziarie per un importo pari a un milione di euro per lo stesso evento che aveva già nel 2025 costituito una problematica difficilmente sanabile».

Il cuore della posizione del Comune, insomma, sta tutto qui: nessun veto politico sui Balletti di Nervi, nessuna volontà di archiviare la manifestazione, ma la richiesta molto netta che il Festival non venga costruito su disponibilità soltanto verbali o su auspici generici. Montanari lo chiarisce ancora meglio quando spiega che in un’ottica di progettazione seria sarebbe più sensato puntare anche su un bando ministeriale in apertura nel gennaio 2027, cercando dunque una base più strutturale per finanziare un’attività che tutti sanno essere molto onerosa. «Nessuno intende che la cultura debba fare cassa, ma certamente non deve causare problematiche di sostenibilità economica alle fondazioni pubbliche» afferma l’assessore, fissando il confine entro il quale Tursi intende muoversi.

A rendere tutto ancora più delicato è il fattore tempo. Il lavoro per costruire i Balletti di Nervi, normalmente, comincia nel settembre dell’anno precedente. Stavolta, invece, si è già arrivati alla fine di marzo dell’anno in cui la manifestazione dovrebbe svolgersi. Significa che compagnie, artisti, contratti, logistica e programmazione si trovano già in una finestra molto stretta. Giacomo Montanari non esclude in linea teorica che le condizioni possano maturare, ma avverte che il tempo non è infinito. «In miracoli possono sempre verificarsi, l’ha detto il sovrintendente Michele Galli, lo ribadisco anch’io, non abbiamo posto un veto su questa attività perché ne conosciamo l’importanza, abbiamo però segnalato una necessità temporale, cioè se non intervengono le coperture economico-finanziarie entro la metà di aprile, riteniamo improbabile chiedere a degli artisti che già devono progettare delle attività culturali di impegnarsi su un fronte che non sappiamo se sarà coperto economicamente». È un passaggio decisivo, perché mostra come il problema non venga posto in termini ideologici ma organizzativi: senza certezze entro tempi brevissimi, parlare di edizione 2026 rischia di trasformarsi in una corsa contro il calendario oltre che contro i conti.

C’è poi un altro elemento che l’assessore comunale mette sul tavolo e che finisce per spostare ulteriormente la prospettiva: la priorità, oggi, per Genova, è consolidare il Carlo Felice. «Preferiremmo che se ci sono forze straordinarie si concentrassero su consolidare la situazione del Carlo Felice. Se c’è qualcuno che vuole dare di più in questo momento ne ha bisogno il Teatro. E se non c’è il Teatro cosa vuoi fare, i Balletti senza teatro?» dice Giacomo Montanari, con una formula molto semplice ma allo stesso tempo difficile da aggirare. Il senso è che non si può chiedere alla Fondazione di caricarsi un’altra operazione da quasi un milione di euro se prima non si mette in sicurezza il soggetto che dovrebbe sostenerla. È una gerarchia di priorità che Palazzo Tursi considera elementare: prima si stabilizza il teatro, poi si costruiscono i festival.

Su questo stesso crinale interviene, in modo molto più breve ma altrettanto incisivo, il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile. La sua replica è tutta in una frase, ma basta a ribaltare il quadro delle accuse. «Il 19 giugno 2025 il presidente Marco Bucci aveva assicurato un contributo di 500.000 euro di Regione a favore dell’edizione 2025 dei balletti. La stiamo aspettando ancora adesso» dice Terrile. Poche parole che però spostano il peso del confronto dalle intenzioni alle somme reali, dai comunicati alle casse della Fondazione. Perché a quel punto la questione non è più se la Regione dica di esserci, ma se e quando metta davvero nero su bianco il proprio intervento.

Alla fine, la vicenda dei Balletti di Nervi 2026 racconta molto più di un semplice braccio di ferro su un cartellone estivo. Da un lato ci sono richiami al prestigio del Festival, alla sua funzione identitaria, alla mobilitazione del territorio e alla necessità di non interrompere un percorso di rilancio. Dall’altro c’è un Comune che continua a ripetere di non avere mai disconosciuto il valore della manifestazione, ma che chiede di non far finta che i problemi di bilancio non esistano, di non trasformare le promesse in coperture e di non scaricare ancora una volta sul Carlo Felice il peso di decisioni prese senza garanzie sufficienti. È in questo scarto tra la pressione politica e la solidità dei conti che si gioca davvero la partita.

Infine, piccolo, ma decisivo, particolare: all’organizzazione dei balletti si comincia a lavorare, di solito, nel settembre dell’anno precedente e siamo, invece, a marzo dell’anno in cui si dovrebbe svolgere la manifestazione.


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